
DI GIORGIO GABRIELE

Tiziana Gabrielli legge la sua lettera. Museo della lettera d’Amore.
Maurizio De Giovanni legge la sua lettera. Museo della Lettera d’Amore.
Donazione di un epistolario d’amore dell’immediato dopoguerra tra Maria Greco e il suo amato, donato da Daniela Di Paolo, sua dama di compagnia:
Lettera d’amore e d’addio, ispirata dal romanzo Comallamore (2009), è stata donata da Ugo Riccarelli al Museo della Lettera d’Amore in occasione dell’apertura del museo, il 9 agosto 2011.
Qui è caldo, di quel caldo che anticipa di poco le ferite del mondo, i terremoti, le inondazioni, e i ritorni degli esiliati tunisini e fa sentire la fatica improba di dover andare avanti lo stesso anche se la voglia non è più la stessa perché, creda, non è semplice ricominciare sempre da capo la propria vita, davanti al cancello di un collegio di suore a salutare chi parte e non vorresti se ne andasse. Eppure sto con la faccia sorridente, bimbi, che la vita è piena di belle sorprese e piangere non è cosa da uomini.
Ognuno ha le proprie ragioni e purtroppo io sono troppo poco animale per non rispettarle. Riesco ad ascoltare i criminali, concedo udienza ai pazzi e passo otto ore al giorno tra gli impiegati comunali. Figuriamoci se non sorrido, superiora, figuriamoci se non ho una battuta pronta per qualcuno. Ma qui è veramente caldo, oggi, e io mi sento vuoto e stanco e avrei voglia soltanto che qualcuno da qualche parte se ne accorgesse e mi facesse mettere la testa dove so io, e mi dicesse non ti preoccupare, e mi tenesse vicino almeno fino a quando l’aria si farà un po’ più fresca e i telefoni ricominceranno a squillare.
Senta, forse non sarà educato e dunque lei non lo dica al parroco, ma io mi sono rotto di pregare, e continuare a cercare spiegazioni razionali mi sta stretto, quindi non so assicurarle cosa farò, se starò ancora buono ad aspettare o salterò il muro di cinta e me ne andrò in giro a cercare qualcuno che non abbia bisogno immediatamente di certificati di nascita da appendere alle credenze dei tinelli, ma gli basti avere un cuore aperto appiccicato sul parabrezza del motorino, e un po’ di miscela dentro e dopo quello che verrà venga, perché si vive poco e il terremoto è vicino e allora non serve stare sei mesi a guardare lo stesso albero dalla finestra dell’ospedale a ciucciarsi i rimpianti.
L’amore è una bestia che graffia, superiora mia, ma lei non credo possa saperlo perché è innamorata di Dio e noi invece si è umani, pieni di errori e di schifezze, e si semina figli per il mondo senza pensarci, e si fa l’amore odorandoci l’anima, mentre lei ha il suo Sposo e la sua Famiglia, certo, ma figli col principale non ne farà mai, ascolti un cretino, che quella è gente troppo perfetta, frutto di testa più che dello sperma che maneggiamo noialtri.
Allora la saluto, superiora, ma faccia attenzione ai parroci che allungano le mani e basta. Io parto, scavalco e vado a cercare qualcuno che ami i matti apparentemente senza futuro, quelli che il futuro invece ce l’hanno davvero perché non muoiono mai, neanche se li appiccichi al muro con uno schiaffo tipo le mosche fastidiose, i brutti pensieri, i ragni, le lucertole e i sogni che fanno parlare di notte e stringere i denti.
E se un giorno scoprirà che il Principale sulla croce ci si è messo per motivi diversi da quelli dichiarati, si ricordi di quelli che non danno troppa ragione al tempo e amano raccontare storie e ascoltarle, specialmente dopo fatto l’amore, quando si è sudati di gioia, e allora getti il vestito e la cuffia, salti il muro di cinta anche lei, prenda il motorino e vada a cercarli, che gli angeli ricuciono l’amore assieme alla pazienza e i figli nascono quando pare a loro, mica quando decidiamo noi.
Parola di un matto.
Giovanni Di Iacovo legge la sua lettera. Museo della Lettera d’Amore.
Donazione di un epistolario storico risalente agli anni Trenta:
Un articolo del Prof. Sandro Valletta dedicato a una delle edizioni del Premio in cui tra i bambini fu premiata la lettera di Natasha Volpone, qui integralmente riportata.